O Tempo Bono / Florilegio Ensemble
Music at the Aragonese Court of Naples · Ms Montecassino 871, sec. XV



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medieval.org

Symphonia 00180

Registrazione: settembre 2000, Oratorio della Beata Vergine, Castello Cabiaglio, Varese

Tecnica : SYMPHONIA, Pugnano, Pisa
Presa del Suono: Roberto Meo
Direttore Artistica: Sigrid Lee
Montaggio Digitale: Sigrid Lee
Produzione: Roberto Meo, Sigrid Lee








01 - Adoramus te Domine   [5:23]

02 - Alle stamegne   [1:59]

03 - Fortuna tort  (strum.)   [2:12]

04 - O pellegrina, o luce   [5:09]

05 - A Florence  (strum.)   [2:49]

06 - Johannes OCKEGHEM. Petite camusette   [5:34]

07 - O tempo bono   [2:52]

08 - La vida de Colin   [2:16]

09 - Walter FRYE. Suis aprentis  (strum.)   [2:59]

10 - Guillaume DUFAY. Par le regart   [6:21]

11 - Johannes CORNAGO. Morte mercé   [3:16]

12 - Mon fort souspirz  (strum.)   [2:03]

13 - John BEDINGHAM. Gentil madonna   [4:27]

14 - Voca la galiera   [2:06]

15 - Guillaume DUFAY. Adieu m'amour   (strum.)   [2:22]

16 - John BEDINGHAM. Fortuna las  (strum.)   [3:23]

17 - Pere ORIOLA. O vos homines   [6:21]




Florilegio ensemble
Marcello Serafini

Anita Camarella, voce
Maria Consigli, voce
Antonio Serafini, liuto, cornamusa
Alberto Crugnola, liuto, ghironda, voce
Marcello Serafini, viella, ribeca, chitarra rinascimentale, voce
Isacco Colombo, ciaramelle, flauti, flauto e tamburino, tamorra

Alta Capella
Isacco Colombo, ciaramella
Alberto Ponchio, bombarda
Daniele Bicego, tromba a tiro




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[... I manoscritti hanno vite segrete, delle quali possiamo cogliere qualche barlume dalle tracce lasciate su di essi da antichi possessori, la maggior parte dei quali non lasciarono altra notizia di sé, o dai vagabondaggi che li portarono ad approdare ai porti più inattesi...]

Dietro a un manoscritto c'è il fascino della storia e di una storia, ed il valore di un lavoro. Ognuno era veramente importante, perché non era oggetto di scambio e di commercio, ma la testimonianza, spesso unica, di un "messaggio" che non doveva perdersi nell'inaffidabilità delle parole. La fatica della compilazione, gratificata dal signum manos, è pari a quella della conservazione nel tempo, e quest'ultima ci permette di rivolgerci al passato con inconfutabili elementi.

Nell'aprire un manoscritto ci sentiamo immersi in un'altra realtà e ripercorriamo un tragitto lunghissimo, fino al segreto del "principio", restando, allo stesso tempo, disarmati ma incuriositi.

Il "Montecassino 871" redatto nel XV secolo, al quale dedichiamo il nostro primo lavoro discografico, ci ha da subito affascinati per la varietà di stili compositivi contenuti, ma soprattutto per la presenza, purtroppo limitata, di alcuni brani che testimoniano una cultura musicale italiana ancora viva anche se tenuta in ombra dalla scienza degli "oltremontani". La necessita di riportare alla luce questo patrimonio artistico poco conosciuto ci ha indotti a concentrare il nostro studio a questo secolo "misterioso", analizzando in modo integrale i manoscritti, e proponendo una sintesi che possa dare un'idea degli enormi cambiamenti musicali che avvennero nel '400. Conservato presso l'abbazia benedettina di Montecassino in Frosinone, il MS fu compilato intorno agli anni '70 del XV secolo presso la corte aragonese a Napoli. Conserva brani sacri e profani, alternati fra loro senza un ordine logico.La copiatura dell'intero MS si pensa sia durata dieci anni ed è stata eseguita da un solo scrittore. I brani contenuti presentano stili e forme diverse; di fianco a musiche di scuola fiamminga, caratterizzate da una scrittura fittamente contrappuntistica ed imitativa e con sezioni melismatiche soprattutto nella voce di superius, ne compaiono altre di carattere più accordale ed omoritmico, con un linguaggio tonale, tipici della musica profana italiana degli ultimi anni del XV secolo. Vi sono anche composizioni costruite su terni popolari.

Solo alcuni nomi compaiono nel MS, tra cui J. Cornago, che sappiamo attivo presso la corte napoletana ed è l'autore di "Morte mercè" . Il brano è costituito da due sezioni distinte sia nella musica che nel testo. Una prima parte, dall'andamento accordale e incisivo è contrapposta alla seconda più lirica e melismatica.

Il testo dello strambotto "O tempo bono" di F. Galeota, anch'egli operante alla corta aragonese, riporta un linguaggio dialettale tipico della poesia popolare italiana della fine del '400. La musica rispetta i canoni dello strambotto; andamento omoritmico, note ribattute, scarsa estensione vocale.

"Gentil madonna" è fra le più belle composizioni dell'intero MS, ed era senz'altro moho conosciuta al suo tempo viste le numerose concordanze. La ricostruzione del testo, operata dal musicologo Nino Pirrotta, ci ha permesso di "salvare" il brano proponendolo, nella registrazione, con due formazioni musicali distinte; "alta cappella" e la "bassa cappella". La prima esalta l'espressione armonica e il sapiente linguaggio contrappuntistico, attraverso un impasto sonoro molto suggestivo, la seconda restituisce al brano quel valore intimo sottolineato, oltre che dalla liricità del canto, dal significato testuale.

"Suis aprentis" è in realtà "So ys emprentid" del compositore inglese Walter Frye. Nel Montecassino il brano si presente con il solo incipit testuale, in una forma evidentemente corrotta, più alcune interpolazioni frammentarie in francese. Evidentemente il compilatore aveva poca dimestichezza con la lingua inglese; ciò non ha impedito che il brano venisse inscrito nel MS, forse in virtù del favore di cui esso godeva; d'altra parte ciò pone l'attenzione sull'aspetto prettamente musicale del brano a scapito di quello testuale, almeno nel contesto della compilazione del Montecassino e ne invita quindi una esecuzione strumentale.

"A Florence la ioyose cite" è una composizione che prende spunto dalla melodia popolare "La fille Guillemin" riproponendola quasi fedelmente nella voce di tenor. Questa melodia compare anche nel trattato sulla danza di D. da Piacenza del XV secolo, ma sicuramente era in voga già dal secolo precedente. E' costituita da quattro diverse sezioni: Quaternaria-bassa danza-quaternaria-piva. Noi abbiamo mantenuto questa caratteristica anche nella esecuzione polifonica.

Una nota negativa del Montecassino è l'assenza o l'incompletezza dei testi che, grazie alle concordanze musicali (come l'Escorial IV a 24) e letterali (Paris f.it.1035) trovano la loro integrità. Secondo lo schema del sonetto toscano, S. Ferrari riesce a ricostruire il testo di "O pellegrina o luce". L'ambivalenza del significato della parola "pellegrina", come di anima smarrita dall'amore, o di anima in cerca di salvezza, viene messa in risalto da un discorso musicale meditativo e raccolto, quasi fosse una preghiera.

La cospicua presenza di composizioni di autori fiamminghi nei MSS del '400 testimonia come la cultura di quest'ultimi si era espansa in tutta Europa. "Petite camusete" e "Par le regart de vos beaulx yeulx" ne sono un piccolo esempio. Il primo è costruito su una melodia affidata al "tenor" dal carattere fortemente popolare, che ripropone una felice scena d'amore tra Robin e Marion, protagonisti della omonima commedia di A. de la Halle. Contemporaneamente il testo del "superius" narra di un amore sofferto e non restituito e vede in Robin e Marion la speranza di una felice risoluzione. Il riferimento alla cormmedia di A. de la Halle ci ha suggerito una interpretazione di carattere più arcaico.

Le innumerevoli concordanze (più di dieci) di "Par le regart de vos beaulx yeulx" testimoniano la fama che godette il brano ai suoi tempi. Nella nostra versione abbiamo sovrapposto all'originale le diminuzioni organistiche prese dal "Buxheimer Orgelbuch". Come è risaputo, sono poche le composizioni strumentali del '400 se si escludono i brani riportati nei trattati di danza. Fonti letterarie e iconografiche ci forniscono, però, gli indizi di una fiorente pratica strumentale del repertorio vocale.

Le versioni per due liuti di "Fortuna tort" e "Adieu m'amour" vogliono sottolineare la nascente necessità espressiva che da li a pochi decenni sarebbe sfociata in una maggiore individualità del singolo strumento o in formazioni "cameristiche", una delle quali poteva essere costituita da una viella, due liuti e un flauto, come in "Mon fort souspirz".

I tre brani "Alle stamegne", "La vida de Colin" e "Voca la galiera" hanno in comune quel carattere popolare tipico della musica italiana della seconda meta del '400. Il primo è il richiamo di uno stamegnatore in una piazza di paese... le donne sono invitate a setacciare la farina! Il secondo rievoca un tale "Colin" o "Colinet", indefinibile membro di una famiglia di giullari e musicisti attivi nel corso del XV secolo. Lo scioglilingua potrebbe rievocare il suono degli strumenti di questi esecutori, cosi come il loro stato di ebbrezza; in "Voca la galiera" l'incipit testuale viene ripetuto per tutto il brano altrimenti privo di testo: l'andamento omoritmico può così ricordare il ritmo di una "canzone di lavoro" densamente "ante litteram".

In "O vos homines" le struggenti rime amorose del poeta per Lucrezia d'Alagna sono interpolate ed amplificate da frammenti dell'altrettanto struggente testo delle lamentazioni di Geramia del Sabato Santo. La musica sembra un intreccio fra stile sacro e profano, con note lunghe e movimenti per terze.

L'antifona "Adoramus te domine" è riferita all'adorazione della croce: abbiamo voluto immaginare una scena di devozione popolare di un avvenimento liturgico, e quindi abbiamo utilizzato strumenti comuni nella musica popolare anche di allora.

MARCELLO SERAFINI

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[... Manuscripts have secret lives. We can catch only a glimpse of the traces left by their previous owners, most of whom have provided no information about themselves, or of the wanderings that took them to unexpected places.]

Behind every manuscript there is the fascination of its place in history and its individual story, and the importance of the work itself. Each work was truly significant, because it was not a commercial bartering object, but evidence, and often the only evidence of a "message" that should not get lost in the untrustworthiness of the spoken word. The enormous effort of copying and compiling has its necessary counterpart in the task of conserving the manuscript over time, thus permitting us to regard the past with irrefutable elements. In opening a manuscript we are immersed in another world and we retrace its long and winding path, leading to the secret of its beginning. We are enchanted and curious.

The manuscript Montecassino 871, compiled in the late 15th century, and to which we have dedicated our first recording, captured our attention immediately for its rich variety of compositional styles, but most of all because of the presence, (unfortunately limited), of a few pieces bearing witness to an Italian musical culture that was still alive though overshadowed by the learned Northern European music. The importance of bringing this little known artistic patrimony to light induced us to concentrate our studies on this "mysterious" century, analyzing its manuscripts and proposing a synthesis that could give an idea of the enormous musical changes that came about in the 15th century.

The manuscript resides in the Benedictine monastery of Montecassino in Frosinone. It was compiled around the 1470's at the Aragonese court of Naples and contains both sacred and secular music, mixed in no logical order. The copying of the manuscript was undertaken within a ten year period and was carried out by one single scribe.

The pieces offered here represent different forms and styles. Alongside music of the Flemish school, characterized by thickly contrapuntal and imitative writing with melismatic passages primarily in the superius, or highest voice, we find others with a more chordal and homorhythmic character, with the tonal language typical of Italian secular music of the late 15th century. There are also some compositions written on popular melodies.

Only a few names appear in the manuscript, among them J. Cornago who we know was active at the Neapolitan court. He is the composer of Morte mercè. The piece consists of two distinct sections regarding both the music and the text. The first part is incisive and chordal whereas the second is more lyrical and melismatic.

The text of the strambotto, O Tempo Bono is by F. Galeota, also active at the Aragonese court It is written in dialect which was typical of late 15th century popular Italian poetry. The music follows the rules of a strambotto: homorhythmic movement, repeated notes, and limited vocal range.

Gentil madonna is one of the most beautiful compositions of the entire manuscript and was undoubtedly very well known at that time, given its high number of concordances (over ten). The reconstruction of the text by musicologist Nino Pirotta has enabled us to "salvage" the piece, presenting it in two different contexts: the alta cappella (loud consort)and the bassa cappella (soft consort). The first puts the harmonic expression and refined contrapuntal language into relief, whereas the second gives back to the piece its more intimate character, underlined both by the lyricism of the singing and its meaning of its poetry.

Suis aprentis is actually "So ys emprentid" by the English composer Walter Frye. In Montecassino the piece is present with only an incipit of the text in a clearly corrupt form followed by some fragmentary interpolations in French. Clearly the copyist was not very familiar with the English language. This did not prevent the composition from being included in the manuscript, perhaps because of its popularity. On the other hand we are forced to look at the musical angle of the piece in the context of Montecassino, at any rate, and so we have opted for an instrumental performance.

A Florence la ioyose cité (In Florence, the joyous city) takes its idea from the folk tune "La fille Guillemin" which appears virtually unchanged in the tenor. The melody appears as well in the 15th century dance treatise by Domenico da Piacenza but was most certainly already in vogue at the end of the preceding century. There are four sections to the dance: Quaternaria-bassa danza-quaternaria-piva. We have maintained this structure for our polyphonic performance.

One negative factor of the Montecassino manuscript is that so many of the texts are either incomplete or absent altogether. Thanks to musical concordances (for example Escorial IV.a.24) and literary ones (Paris f.it. 1035) many of them can be reconstructed. According to the scheme of the Tuscan sonnet, S. Ferrari has been able to reconstruct the text of O pellegrina luce. The ambivalence of the meaning of the word "pellegrina" (pilgrim or wayfarer) as a soul lost by love, or a soul seeking salvation is put into relief by its meditative and introspective, almost prayer-like character.

The conspicuous presence of Franco-flemish composers in 15th century manuscripts bears witness to the spread of their culture in all of Europe. Petite camusete by Ockeghem and Par le regart de vos beaulx yeulx by Dufay are examples. The first is constructed on a popular sounding melody in the tenor recounting a happy love scene between Robin and Marion, the main characters of a 13th century play by Adam de la Halle. At the same time the text in the superius tells of the pains of unrequited love and sees in Robin and Marion the hope of a happy ending. The ancient story suggested to us the use of a particularly archaic arrangement.

The countless concordances (more than 10) for Par le regart de vos beaulx yeulx are evidence of the fame enjoyed by the piece at that time. In our version we have superimposed the organ diminutions from the Buxheimer Orgelbuch on the original composition.

As is well known, the number of explicitely instrumental compositons in the 15th century is rather small if we exclude the pieces contained in dance treatises. Literary and iconographical sources have given us signs as to the flourishing fashion of instrumental performance based on vocal repertoire. Fortuna tort and Adieu m'amour have been arranged for two lutes, and Mon fort souspirz for recorder, two lutes and vielle.

There are three pieces on this recording having in common a particular rustic flavor, typical of Italian music in the second half of the 15th century. Alle stamegne is the cry of a miller in the village piazza. The women are called to sift the flour! La vida de Colin is the tale of a certain "Colin" or Colinet" who could have been a member of a family of minstrels and musicians active during the 15th century. The tongue twister of a text might evoke the sounds of the instruments of these players as well as their state of drunkenness. In Voca la galiera we have repeated the incipit throughout the piece otherwise lacking in text. The homorhythmic movement could be reminiscent of a work song decidedly "ante litteram".

The tormented love verses of O vos homines written for Lucrezia d'Alagna are interpolated with and amplified by fragments of an equally tormented text from the Lamentations of Jeremiah used for the Holy Saturday liturgy. The music weaves in and out between sacred and secular, with long notes and harmony in thirds.

The antiphon Adoramus te domine refers to the adoration of the cross. We have imagined a scene evoking the gathering of the populace for a devotional liturgical event. We have used instruments common to the traditional music of the time.

MARCELLO SERAFINI
Translation: Sigrid Lee

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