Bestiarium / La Reverdie
Animals in the Music of the Middle Ages





medieval.org
Nuova Era 6970
1991








1. Chançonette ~ A la cheminée ~ VERITATEM  [2:02]  anonimo francese, mottetto

2. Jean VAILLANT. Par mantes foys  [2:17]  virelai

3. Oswald VON WOLKENSTEIN. Ihr alten weib frewet ew  [3:12]

4. Jacopo da BOLOGNA. Aquila altera ~ Creatura gentile ~ Uccel di Dio  [2:11]  madrigale

5. Aquila altera  [2:24]  dal Codice di Faenza

6. Canto delle scolte   [3:05]  anonimo modenese

7. En ma forest   [3:53]  anomimo francese, pastourelle

8. MARCABRU. L'autrier jost'una sebissa  [2:36]  pastourelle

9. CB 185. Ich was ein chint so wolgetan  [2:45]  dai Carmina Burana

10. Donato da FIRENZE. Lucida pecorella  [4:15]  madrigale

11. Na coire ar na sleibhtibh   [2:43]  tradizionale irlandese, double jig

12. Fuweles in the frith   [2:23]  anomimo inglese

13. Jacopo da BOLOGNA. Oseletto selvaggio  [3:46]  madrigale

14. Bryd one breere  [3:07]  anonimo inglese

15. Donato da FIRENZE. L'aspido sordo  [2:29]  madrigale

16. Ar bleizi-mor    Les Loups-de-Mer  [2:11]  tradizionale bretone

17. Donato da FIRENZE. I' fu' già bianch'uccel  [3:18]  madrigale

18. Giovanni da FIRENZE. Con bracchi assai  [3:11]  caccia

19. Oswald von WOLKENSTEIN. Wolauff gesell wer jagen well  [2:14]

20. Francesco LANDINI. Chosì pensoso  [2:27]  caccia








LA REVERDIE

Elisabeta de' Mircovich, voce, ribeca, santur
Claudia Caffagni, voce, liuto, tabor
Ella de' Mircovich, voce, arpa, lira
Livia Caffagni, voce, flauti, viella



English liner notes








Production: Alessandro Nava & Danilo Prefumo
Artistic Supervision: Danilo Prefumo
Artistic Director: Doron David Sherwin
Sound Engineer: Roberto Chinellato
Recording Location:
Salone del Parlamento del Castello di Udine,
May 6/9, 1990
© Ella de' Mircovich
English Translation: Timothy Alan Shaw
Italian Translation: Ella de' Mircovich
Cover Photo:
Echternach Codex Aureus Epternacensis,
Nürnberg, Germanisches National Museum
Photo: Paolo Da Col
Cover Design: Giuseppe Spada
Art Direction: Xerios
1991 - Printed & Manufactured in Italy
Ⓟ 3 - 1991 NUOVA ERA RECORDS

Si ringraziano:
il Direttore dei Musei, l'Assessore Prof. Barbina, il Dott. Malcangi

Our thanks to:
the Director of the Museums, Prof. Barbina, Dr. Malcangi
FONTI PER "BESTIARIUM" - SOURCES FOR THE "BESTIARIUM":
MS Ed. IV 6; Bamberg, Stiftsbibl.
MS 1047; Chantilly, Musée Condé
Wolkensteinhandschrift B; Innsbruck, Universitätsbibl.
MS Panciatichi 26; Firenze, Bibl. Naz.
Cod. Capit. 0.1.4; Modena, Bibl. Estense
F. O'Neill: The Dance Music Of Ireland
MS Douce 139; Oxford, Bodleian Lib.
MS Palatino 87 "Squarcialupi"; Firenze, Bibl. Laurenziana
Muniment Roll 2W.32; Cambridge, King's College
MS Add. 29989; London, British Museum

STRUMENTARIO - INSTRUMENTS:
LIUTO/LUTE - I. Magherini; Roma, 1988
ARPA/HARP - P. Zerbinatti; San Marco di Mereto di Tomba, 1988
LIRA/LYRE - P. Zerbinatti; San Marco di Mereto di Tomba, 1987
VIELLA/VIELLA - S. Fadel; Valmadrera, 1989
RIBECA/REBEC - B.Tondo e P. Zebinatti; Udine, 1987
SANTUR/SANTUR - E. Laurenti; Bologna, 1988
TABOR/TABOR - P. Williamson; Lincoln, 1979
FLAUTI/FLUTES - A Zaniol; Venezia, 1982 (A)
F. Delessert; Fribourg, 1983 (S)
C. Collier; Berkeley, 1984 (T)







BESTIARIUM
Animals in the Music of the Middle Ages

ELLA DE' MIRCOVICH



"Into the wode the soun gan schille
that alle the wilde beestes that thee beth
for joy abouten him thai teth"

"La civiltà materiale non aveva ancora separato dal cosmo l'uomo del Medioevo, ch'era un animale ancora semiselvatico, per il quale il tempo cambiava ritmo e sapore a seconda delle stagioni. Gli intellettuali non vivevano rinchiusi in una stanza, ma più spesso negli orti e nei prati, e tutti i chiostri si aprivano su un giardino pieno di fiori e d'uccelli (...) Nel bosco i cavalieri a volte incontravano dei draghi, ma più spesso inseguivano daini e cerbiatte" (L'arte e la società medievale, 1977). Così abilmente condensato in poche righe dal grande Georges Duby, ecco lo scenario naturale che fa da onnipresente sfondo a tutte le manifestazioni espressive del Medioevo: una costante discreta, elusiva ma imprescindibile, una sorta di sommesso ma fondamentale bordone che è giocoforza immaginarsi accompagnamento ad ogni forma d'arte di quell'epoca. Il mondo vegetale, e soprattutto quello animale, ancora più movimentato e vario, ne è una componente fondamentale, ed è ovvio che abbia costituito un serbatoio inesauribile di stimoli, ispirazioni, riflessioni, immagini e risorse al quale si attingeva da ogni parte: un serbatoio che ha fornito prezioso materiale ad immaginari collettivi e scuole poetiche, a Trivium e Quadrivium, a teologi e maestri comacini.

Il Medioevo pullula d' animali: e non esclusivamente nelle sue immense foreste, che solo in parte la comunità umana comincia ad intaccare nel suo impeto dissodatore. Dall'araldica alla gastronomia, dalla teologia alle decorazioni miniate gli animali, ben più numerosi dei loro signori e padroni umani, invadono tutta l'Europa, tanto negli ambienti profani che in quelli sacri. Al tempo della riforma cistercense questa invasione esornativa aveva evidentemente raggiunto, nelle case di Dio, livelli di guardia; perlomeno a detta di Ailredo di Rievaulx, che nel suo "Speculum Charitatis" tuona: "perchè, nei chiostri dei monaci, queste gru e queste lepri, questi daini e questi cervi, queste gazze e questi corvi? Non sono gli strumenti degli Antoni e dei Macari, ma piuttosto trastulli di donne". L'invettiva di Allredo rifornisce un'ottima - ancorchè forzatamente semplicistica - chiave di lettura della posizione dell'animale nelle arti medievali. In effetti, la posizione in esse dell'animale oscillerà costantemente fra i due significativi poli stabiliti da Ailredo: "strumenti" dei Padri eremiti del deserto (tanto dell'arido deserto meridionale di Antonio e Macario quanto del deserto marittimo e insulare di Brendano, Patrizio e Colombano) e, per estensione, strumenti didascalici e simbolici dell'allegoria religiosa e morale; e "trastulli" per le donne ed in generale per tutti quegli "ordines" della società esonerati dal praticare l'austera autodisciplina monastica.

Questa "strumentalizzazione" dell'animale a fini simbolici ed istruttivi non era di per sé una pratica nuova. Possiamo rintracciarne la matrice in un'opera alessandrina del Secondo Secolo, tradotta in latino nel Quinto: il "Physiologus", ricopiato, rielaborato, ampliato ed imitato in tutta Europa - dalla magnifica versione anglosassone del Decimo secolo sino alle relazioni di viaggio esotiche, da Marco Polo a Sir John Mandeville, di moda nel tardo Medioevo - dalle cui pagine fuggirono, come da uno zoo fatato, unicorni e basilischi, fenici e draghi, tutta la variopinta fauna dei "Bestiaria". In questi ultimi, come rileva giustamente Jacques Le Goff, "la sensibilità zoologica si alimentò d'ignoranza scientifica; l'immaginazione e l'arte, questo è vero, guadagneranno quel che la scienza perderà" (La Civilisation de l'Occident Médiéval, 1964).

E tuttavia è anche da questa tradizione di una zoologia favolosa e moraleggiante che prenderà avvio - in un certo senso rivolta verso il polo del "trastullo" - quella trattatistica venatoria nella quale per la prima volta nel Medioevo faranno capolino le scienze naturali propriamente dette, e delle quali i primi cultori non saranno dei chierici (intenti a spiegare le allegorie mistiche celate nella singolare tecnica riproduttiva dei leoni), bensì aristocratici cacciatori dalla dubbia reputazione morale, come Federico II di Svevia, ("De Arte Venandi Cum Avibus"), Gaston Phébus ("La Venerie") e Edward Plantagenet, duca di York ("The Master Of Game"). Quanta all'animale "trastullo", il suo habitat coincide, beninteso, con la novellistica d'intrattenimento e con la poesia profana. Non dobbiamo tuttavia commettere l'errore di vedere questi due generi in rapporto antagonistico con quelli citati più sopra: molto spesso la letteratura "d'evasione" mutua, sia pure con stile più disinvolto ed immediato, i temi delle opere di estrazione più squisitamente moraleggiante, degli "exempla" da omelia.

Quanto abbiamo rilevato in merito alla polivalenza funzionale dell'animale nell'arte medievale vale, naturalmente, anche per la musica, e l'eterogeneità dei brani che abbiamo selezionato per questo florilegio mira appunto a dare un'idea dell'enorme varietà d'ispirazione che quadrupedi, uccelli e pesci offrirono alla creatività dell'epoca. Il primo gruppo di brani consacrato agli animali "positivi", positivi per la loro valenza simbolica, per il ruolo sostenuto nell'economia del testo, o perchè delineati alla stregua di complici e rappresentanti delle forze positive, rigeneratrici, dell'Universo. A questa prima sezione fra da contraltare la terza, pullulante dei corrispettivi animali "negativi", oscuri, inquietanti; le rimanenti due sezioni, infine, gettano uno sguardo su due modalità d'interazione fra animale e uomo che hanno conferito un'impronta caratteristica al Medioevo, assurgendo spesso - al di là della loro rilevanza strettamente economica - alla dignità di metafore spirituali gravide di significati e di ammaestramenti: pastorizia e caccia.








BESTIARIUM
Animals in the Music of the Middle Ages

ELLA DE' MIRCOVICH


"Into the wode the soun gan schille
that alle the wilde beestes that ther beth
for joy abouten him thai teth"

"Material civilisation had not yet separated man from the cosmos; man was still a half-savage animal for whom time changed rhythm and flavour with the seasons. Intellectuals did not live shut away in a room but more often in kitchen gardens and in the fields, and all the cloisters opened out onto gardens full of flowers and birds [...] Knights sometimes met dragons in the forest, although more often they would follow fawn and deer" (Medieval art and society, 1977). Here, so skilfully concentrated into a few lines by the great Georges Duby, is the natural landscape that is an ever-present backdrop to all the expressions of the Middle Ages: a discreet, elusive but inescapable constant, a sort of soft but fundamental bourdon that must be imagined as the accompaniment to every form of art of that period. The vegetable, and especially the animal world, still lively and varied, is a fundamental element, and obviously represented an inexhaustible stock of stimuli, inspirations, reflections, images and resources to be drawn upon by one and all: a stock that offered precious material to the collective imagination and to poetic schools, to the liberal arts, to theologians and to the Romanesque stone masons of Como.

The Middle Ages were alive with animals, and not only in the immense forests that had only partially been whittled away by the ploughshares of the human community. From heraldry to gastronomy, from theology to miniature decoration, animals invade all of Europe, far more numerous than their human lords and masters, in both secular and sacred contexts. By the time of the Cistercian reform this decorative invasion must have reached danger levels, at least in the case of God, for Ailredo de Rievaulx thunders forth in his "Speculum Charitatis": "why in monks's cloisters are there these cranes and these hares, these fawn and deer, these magpies and crows? They are not the instruments of Anthony and Macarius but are rather women's playthings". Ailredo's invective provides us with an excellent - albeit necessarily simplistic - key for the interpretation of the position of animals in the arts of the Middle Ages. In these arts their position oscillates between two significant poles fixed by Ailredo: "instruments" of the hermits of the desert (both the arid middle-eastern desert of Anthony and Macarius and the maritime, island desert of Brendan, Patrick and Columbus) and, by extension, didactic, symbolic instruments of religious and moral allegory; and "playthings" for women and more generally for all those "orders" of society that were not obliged to follow the austere self-discipline of the monks.

This "instrumentalisation" of the animal for symbolic and instructional purposes was not in itself a new practice. We can find its model in an Alexandrine work of the second century, translated into Latin in the fifth: the "Physiologus", then recopied, revised and imitated all over Europe - from the magnificent Anglo-Saxon version of the tenth century to accounts of exotic travels, from Marco Polo to Sir John Mandeville, that were the fashion in the late Middle Ages -, from the pages of which unicorns and basilisks, phoenixes and dragons leap forth, as in an enchanted zoo, with all the many-coloured fauna of the "Bestiaria". In these works, as Jacques Le Goff rightly notes, "zoological sensibility was fed upon scientific ignorance; imagination is art, this is true, they will win more than science loses" (La Civilisation de l'Occident Médiéval, 1964).

And yet it is from this tradition of fabulous and moralising zoology too that the various treatises on hunting will arise - directed in a sense towards the pole of the plaything - and where for the first time in the Middle Ages natural sciences in the true meaning of the expression will appear. The authors of these works will not be men of the church (intent on explaining the allegorical mysteries hidden in the singular reproductive technique of lions) but aristocratic hunters of questionable morality, like Frederic II of Sweden ("De Arte Venandi Cum Avibus"), Gaston Phébus ("La Venerie") and Edward Plantagenet, Duke of York ("The Master of Game"). The habitat of the animal as "plaything" coincides, of course, with the light short story and profane poetry. We should not, however, fall into the error of seeing these two genres as being in opposition to with the types of writings mentioned above: very often "escapist" literature, using indeed a less serious and more immediate style, borrows the themes of works of more moralising nature, from the "exempla" to the sermon.

The observations we have made about the plurality of function of the animal in Medieval art is of course true of music too, and the heterogeneous make-up of the pieces we have chosen for this anthology seeks to give an idea of the immense variety of inspiration offered by quadrupeds, birds and fish to the creativity of the epoch. The first set of pieces is devoted to "positive" animals, positive in their symbolic value, in the role they perform in the text, or because they are portrayed as being accomplices and representatives of the positive, regenerative forces of the Universe. This first section finds a contrast in the third set which teems with corresponding "negative", dark and disturbing animals. The two remaining sections then cast a glance at two modes of interaction between animals and man which have left a characteristic mark on the Middle Ages, and which often attain - quite apart from their purely textual relevance - the dignity of spiritual metaphors that are dense with meaning and teachings: the breeding of animals and the hunt.





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