Alfonso X „El Sabio”. Cantigas de Santa Maria
Theatrum Instrumentorum






medieval.org
Arts 47528-2 authentic

1998






Alfonso X „El Sabio” (1221-1284)
Cantigas de Santa Maria
e Cantigas de Fiestas de Nostro Sennor e outras de Fiestas de Santa Maria







1. Porque trobar é cousa en que jaz   [1:05]   Prologo   Gloria Moretti

2. A Santa Maria dadas   [3:25]   CSM 140   Federica Doniselli, Gloria Moretti


3.   –4:36–
Tan beneyta   [1:41]   CSM 415 (FSM 5)
Alegria   [2:55]   CSM 425 (FNS 3)


4.   –13:57–
Taqsim   [3:36]
Des oge mais   [2:27]   CSM 1   Federica Doniselli
Taqsim   [0:44]
Rosas das rosas   [1:07]   CSM 10   Gloria Moretti
Como poden   [2:01]   CSM 166
Santa Maria, strela do dia   [4:02]   CSM 100


5. Tanto son da Groriosa   [4:43]   CSM 48   Gloria Moretti

6. Miragres fremosos   [2:49]   CSM 37   Ivana Grasso


7.   –11:12–
Taqsim   [1:11]
Macar ome per folia   [6:09]   CSM 11   Roberto Bolelli
Come Deus fez vynno d 'agua   [3:52]   CSM 23   Federica Doniselli


8.   –9:55–
Taqsim   [1:05]
A Madre de Jhesu Cristo   [4:40]   CSM 302   Roberto Bolelli, Gloria Moretti
Taqsim   [0:29]
Pois que dos Reis  [3:41]   CSM 424   Roberto Bolelli


9. Nembre-sse-te Madre de Deus  [2:26]   CSM 421   Roberto Bolelli


10.   –5:01–
Taqsim   [1:19]
Que por al non devess' om'   [3:42]   CSM 295   Gloria Moretti


11.   –7:34–
A Madre de Jhesu Christo   [5:08]   CSM 288
Dized ' ai, trobadores!   [2:26]   CSM 260


12.   –3:55–
Eno nome de Maria   [1:48]   CSM 70
Ali u a peedença   [1:20]   CSM 155
Conclusion   [0:47]








Gloria Moretti — chant; soloist: #1 2 4b 5 8a 10
Federica Doniselli — chant; soloist: #2 4a 7b
Roberto Bolelli — chant; soloist: 7a 8a 8b 9 12
Ivana Grasso — chant; soloist: #6; percussions


Theatrum Instrumentorum
Aleksandar Sasha Karlic

Patrick Novara — ney, flute, shawm, bagpipes
Marc Novara — hurdy-gurdy, bagpipes, percussions
Lucio Paolo Testi  —  shawms
Fabio Tricomi — oud, harp, fiddle, pipe & tabor, percussions, chant
Aleksandar Sasha Karlic — oud, percussions, chant


Gloria Moretti and Fabio Tricorni appear by courtesy of Gimell Records




NOTA: In alcuni Taqasim (introduzioni improvvisate) e in "Des Oge mais" (nelle strofe eseguite strumentalmente),
sono utilizzati anche dei modi comprendenti quarti di tono, in particolare "Maqam Rast" e "Maqam Bayyati".
In questa incisione non è stato fatto alcun tipo di inserimento sul suono nelle fasi di registrazione, editing e mastering.


Instrumentarium

oud — Hassan Ve. Ibrahim, Cosehn - Istambul, 1970
oud — anonymous, Damascus, 1970
harp — Fabio Tricomi, Catania, 1983
fiddle — Fabio Tricomi, Catania, 1986
ney — anonymous, Turkey, 1990
ney — Ouassini, Cairo, 1996
flute — Marco Ferrari, Bologna, 1992
shawm — Günther Körber, Berlin, 1978
shawm — John Hanchet, Essen, 1985
12" bagpipe — Curraçado, Spain, 1986
16" bagpipe — Walter Rizzo, Este (Padua), 1994
hurdy-gurdy — Paolo Coriani, Modena, 1991
pipe & tabor — Fabio Tricomi, Aci Bonaccorsi, Catania, 1994
tambourine — anonymous, Spain, 1993
castanets — anonymous, Spain, 1990
bendir — anonymous, Tunis, c. 1990
bendir — anonymous, Turkey, 1997
duph — anonymous, Morocco, c. 1980
daf — anonymous, Tavernelle (Florence), 1995
daf — anonymous, Iraq, 1992
daf — anonymous, Rajestan, 1992
zarb — anonymous, Teheran, 1990
zils — anonymous, Egypt, 1997



Recording: Eremo di Ronzano, Bologna, Italy - 5-1998
Production | Direttore della produzione: Gian Andrea Lodovici
Recording Supervision | Direttori della registrazione: Gian Andrea Lodovici - Aleksandar Sasha Karlic
Sound Engineer | Tecnico del suono: Matteo Costa
Photo: Attilio Spagnolo

20/24 bit recording mastering

Many thanks to Università di Bologna - Dipartimento di Arti, Musica e Spettacolo,
to Dott.ssa Marinella Menetti,
to Begoña Patino, Galiça Quinteiro Rendo, Farid Mezaber, Daniela Carosio
and to many mediterranean traditional singers and players
for their precious advices.









ALFONSO X “EL SABIO”
Cantigas de Santa Maria


Astronomo, storico, letterato e musicista, Alfonso X (1221-1284), giustamente detto "El Sabio" (il saggio), appena salito al trono di Castiglia e di Léon nel 1252, si dedicò alla redazione di nuove leggi (le Siete Partidas e il Fuero Real), alla compilazione di opere storiche (la Estoria de España e la General e Grande Estoria) e infine alla realizzazione di un codice musicale comprendente oltre 400 brani. II suo progetto più ambizioso tuttavia era la conquista della corona imperiale (in virtù del fatto che la madre era Beatrice di Svevia) e l'ingresso della Castiglia tra le potenze europee. Fallito quest'ultimo proposito e resosi inviso alla maggior parte dei propri sudditi, venne travolto da una ribellione armata a cui partecipò persino il figlio. Destituito nel 1282, si ritirò solo e amareggiato a Siviglia, dove mori due anni più tardi.

Il suo progetto meglio riuscito è stato quindi promuovere la raccolta, la redazione, la copiatura e l'illustrazione delle Cantigas de Santa Maria, una raccolta che costituisce il più importante codice musicale di monodia cortese dell'Europa medievale. Le cantigas ci sono pervenute in quattro manoscritti del XIII secolo:

— il codice El Escorial, Real Monasterio de El Scorial, b.I.2 [E1] (conosciuto anche come j.b.2), contenente 402 cantigas e un'appendice con Cantigas de Fiestas de Santa Maria;
— il codice El Escorial, Real Monasterio de El Scorial, Tj.I [E2], con 193 brani musicali e magnifiche miniature;
— il codice Madrid, Biblioteca nacional, 10069 [To], comprendente 104 cantigas in notazione semi-mensurale, corredate da un'appendice con Cantigas de Fiestas de Nostro Sennor e outras de Santa Maria
— il manoscritto Firenze, Biblioteca nazionale centrale, Banco rari 20 [F], con 109 cantigas. Quest'ultimo è privo di notazione musicale, ma in compenso è ricco di preziose illustrazioni.

Il testo delle cantigas, sebbene lo stesso re Alfonso avesse introdotto il castigliano come lingua nazionale, è il galiziano, una sorta di portoghese antico, parlato nel Nord-Ovest della penisola. Il galiziano costituiva la lingua cortese e aristocratica per eccellenza, quindi la più adatta alla poesia lirica. Le cantigas narrano i miracoli della Vergine Maria, leggende e racconti ampiamente diffusi nell'Europa dell'epoca e rintracciabili in raccolte redatte in latino o in volgare. Queste, dette cantigas de miragres, sono in gruppi di dieci e ogni decima cantiga è un inno di lode a Maria (cantigas de loor). Maria, da cui lo stesso Alfonso racconta di essere stato guarito, era considerata la suprema protettrice in tutti i frangenti della vita umana e nelle cantigas viene citata come "somma di tutte le virtù e le bellezze" ovvero "fiore tra i fiori".

Per quanto riguarda gli autori, non vi sono indicazioni, ma per alcune cantigas si può supporre che la mano sia quella di Alfonso in persona. Per il resto si tratta del prodotto della corte cosmopolita del sovrano. Infatti all'epoca era stata riconquistata tutta la Spagna, eccetto il regno di Granada, e i cristiani accoglievano volentieri i contributi che potevano venire dalla civiltà araba. Da sovrano illuminato, Alfonso si circondò di quanto di meglio gli potevano offrire scienziati, letterati e musicisti sia arabi, sia ebrei. Le stesse miniature che impreziosiscono i manoscritti delle cantigas ci mostrano uno accanto all'altro musicisti cristiani, arabi ed ebrei. Straordinaria doveva quindi essere la "cappella musicale" del re saggio, anche in considerazione dei molli strumenti musicali che vengono raffigurati nelle miniature: si distinguono oltre 30 diversi strumenti, ad arco, a corde pizzicate, a fiato e a percussione.

Nette Cantigas de Santa Maria predomina la forma poetico-musicale ABA, derivata probabilmente dallo zajal arabo. Il ritornello (estribillo) è costituito da due parti, una posta all'inizio e una alla fine della strofa: probabilmente il ritornello era cantato da un coro e le strofe da una voce solista. L'unica illustrazione che raffigura un'esecuzione di gruppo ci mostra sei strumentisti intenti a suonare strumenti a fiato e a corde pizzicate, oltre a quattro danzatori. In effetti alcune delle cantigas hanno una tale forza ritmica da poter essere avvicinate ad una vera e propria danza. Comunque le stesse miniature suggeriscono una grande varietà di soluzioni interpretative: una o più voci, accompagnate da uno o due strumentisti o addirittura da un piccolo gruppo di strumenti, e talvolta con l'intervento di danzatori. Le melodie, talvolta di grande semplicità, ma di una bellezza sorprendente anche per lo smaliziato ascoltatore moderno, vedono la presenza di ritmi particolarmente incisivi, spesso di notevole complessità. Nello stile delle cantigas si riconosce il mondo musicale trobadorico del periodo più tardo. Non per nulla Guiraut Riquier, l'ultimo dei trovatori, soggiornò alla corte di Alfonso dal 1269 al 1279. Accanto a queste ascendenze trobadoriche, che si riflettono nella presenza di forme quali il rondeau, il virelai e la cansò, si possono ancora scorgere forme riconducibili al conductus della scuola di Nôtre-Dame. Alcuni studiosi sostengono inoltre che molte delle cantigas riprendono motivi e ritmi della musica popolare spagnola dell'epoca. E' incontestabile comunque il fatto che la corte di Alfonso fu la splendida dimora di artisti arabi ed ebrei, nonché il rifugio dei trovatori fuggiti dalla Provenza dopo al crociata contro gli albigesi. Proprio in questo irripetibile crogiolo di razze e culture diverse si realizza infine il grandioso progetto musicale delle cantigas, sintesi e rielaborazione di alcune delle più eterogenee tradizioni della musica medievale.

Giovanni Toffano




ALFONSO X “EL SABIO”
Cantigas de Santa Maria

Alfonso X (1221-1284), an astronomer, historian, man of letters and musician, rightly known as “El Sabio” (the Wise), ascended the throne of Castile and Leon in 1252 and immediately devoted himself to the creation of new laws (the Siete Partidas and the Fuero Real), to the compilation of works of history (the Estoria de España and the General e Grande Estoria) and lastly to the preparation of a musical codex comprising over 440 works. His most ambitious project, however, was the conquest of the Imperial crown (given the fact that his mother was Beatrice of Swabia) and raising Castile to the importance of a European power. When he failed in this and won the unpopularity of most of his subjects he was overwhelmed by an armed rebellion in which even his own son participated. He was dethroned in 1282 and, abandoned and bitter, retired to Seville where he died two years later.

His most successful project was thus represented by his work of collecting, editing, copying and illustrating the Cantigas de Santa Maria, a collection which is the most important musical codex of courtly monody in medieval Europe. The cantigas come down to us in four thirteenth-century manuscripts: the codex El Escorial, Real Monasterio de El Scorial, b.I.2 [E1] (also known as j.b.2), containing 402 cantigas and an appendix with Cantigas de Fiestas de Santa Maria; the codex El Escorial, Real Monasterio de El Scorial, T.j.I [E2], with 193 pieces of music and magnificent miniatures; the codex Madrid, Biblioteca nacional, 10069 [To], containing 104 cantigas in semi-mensural notation, outfitted with an appendix with Cantigas de Fiestas de Nostro Sennor e outras de Santa Maria; the manuscript Firenze, Biblioteca nazionale centrale, Banco rari 20 [F], with 109 cantigas. The last-named manuscript lacks musical notation but is rich in precious illustrations.

Even though King Alfonso had introduced Castilian as a national language, the texts of the cantigas are in Galician, a sort of old Portuguese spoken in the north-west of the peninsula. Galician was, par excellence, the language of the court and the aristocracy, and, as such, was most fitted for lyrical poetry. The cantigas relate the miracles of the Virgin Mary, legends and tales that were commonly known throughout Europe at the time and which can be found in collections of works in Latin or the vulgate. The pieces, known as cantigas de miragres, are in groups of ten, every tenth cantiga being a hymn of praise to Mary (cantigas de loor). Mary, by whom Alfonso himself claims to have been healed, was considered the supreme protector in all spheres of human life, and in the cantigas is quoted as “the total of all virtues and beauty” or “flower of flowers”.

The authors of the works are not indicated; in some cases we may suppose that the cantigas were the work of Alfonso himself, the rest are the product of the sovereign's cosmopolitan court. In fact, at the time all of Spain had been reconquered, except for the kingdom of Granada, and the Christians willingly accepted contributions that came from the Arabic culture. Alfonso was an enlightened monarch, and surrounded himself with the finest men of science, letters and music, with no prejudice against Jews and Arabs. Indeed in the miniatures which embellish the cantigas we see Christian, Jewish and Arabian musicians side by side. The “cappella musicale” of the Wise King must have been extraordinary for the miniatures show us a great number of musical instruments: we can identify no fewer than thirty different instruments - bowed and plucked strings, wind and percussion.

The poetic-musical form which predominates in the cantigas is an ABA pattern, probably deriving from the Arabian zajal. The refrain (estribillo) is in two parts, one at the beginning, one at the end of the verse: the refrain was probably sung by a choir with a soloist singing the verse. The only illustration of a group performance shows us six instrumentalists playing wind and plucked instruments, as well as four dancers. Some of the cantigas have such rhythmic power as to be compared to real dances. The miniatures, however, further suggest a wide range of possible modes of performance: one or more voices, accompanied by one or more instruments or even a small group of instruments, and at times with the addition of dancers. The melodies, which at times are of great simplicity but of surprising beauty even for the blasé ear of the modem listener, present particularly incisive rhythms, often of remarkable complexity. In the style of the cantigas we recognise the musical world of late troubadour music, and it is significant to note that Guiraut Riquier, the last of the troubadours, stayed at the court of King Alfonso from 1269 to 1279. Alongside these influences of troubadour music, reflected in such forms as the rondeau, the virelai and the cansò, we also hear forms which point to the conductus of the school of Notre Dame. Some scholars also maintain that many of the cantigas borrow motives and rhythms from contemporary Spanish folk music. One thing is certain: the court of Alfonso was the splendid residence of Arabian and Jewish artists and also the refuge of troubadours who had fled Provence after the crusade against the Albigenses. This unrepeatable melting-pot of different races and cultures was to permit the realisation of the grand musical project of the cantigas, a synthesis and re-elaboration of some of the most diverse traditions of medieval music.

Giovanni Toffano
translation by Timothy Alan Shaw




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