Primus ex apostolis / Ensemble Weltgesang
San Giacomo nei canti di pellegrinaggio del Medioevo





medieval.org
Fonè 007 SACD

2001







Prologo: Visione di Santiago

1. Dum paterfamilias  [7:36]   cc 117
Codex Calixtinus | voci, bombarda contralto, ud, zarb


25 Luglio: Jacobus Maior

2. Vos qui secuti  [0:52]
Communio Apostolorum · Antifona alla comunione | baritono Gino Paccagnella

3. Gratulantes celebremus  [3:36]   cc 97
Codex Calixtinus | voci itineranti

4. Como poden  [3:39]   CSM 166
Cantigas de Santa Maria | flauto da tamburo itinerante


Italia
Laudario Cortonese

5. Stella nova  [6:49]   voci, saz, darabukka

6. Beneditti e laudati  [10:48]   voci, bombarda contralto, viella, ud


Francia

7. Kyrie IV  [3:08]   voci itineranti

8. Cunctipotens genitor deus  [1:52]   organum XI secolo | voci femminili

9. Cunctipotens genitor deus  [5:07]   cc 111
Codex Calixtinus | voci maschili, tenore Lorenzo Scuda


Spagna

10. Poys que dos reys  [6:20]   CSM 424
Cantigas de Santa Maria | voce recitante Gino Paccagnella, bombarda contralto, saz, zarb
11.   [2:00]
Quem a omagenCantigas de Santa Maria · CSM 353
Madre de DeusCantigas de Santa Maria · CSM 422
bombarda soprano, zarb

12. Regi perennis  [3:43]   cc 94
Codex Calixtinus | voci itineranti
13. Ecce adest  [3:14]   cc 87
Codex Calixtinus | voci
14. Iucundetur et lætetur  [5:35]   cc 26
Codex Calixtinus | voci, flauto dolce, saz, darabukka, bendir


Santiago de Compostela

15. Dum paterfamilias  [7:37]   cc 117
Codex Calixtinus | voci, bombarda contralto, ud, zarb






ENSEMBLE WELTGESANG
Roberta Cristoni

soprani: Rosa Gimorri, Lucia Marchi, Lucia Lolli, Lucia Poli
contralti: Mariarosa Tampieri, Michela Guidoboni, Sonia Pellicioni, Serena Petri
tenori: Paolo Tampieri, Lorenzo Labanti, Lorenzo Scuda
bassi: Andrea Guidanti, Andrea Tampieri, Andrea Contro

Dante Bernardi: bombarda soprano, bombarda contralto, flauto dolce
Gino Paccagnella: baritono, voce recitante, bendir, darabukka
Lorenzo Scuda: tenore, saz, ud
con la partecipazione di
Fabio Tricomi: viella, flauto da tamburo, darabukka, zarb


L'Ensemble Weltgesang nasce nella primavera del 1993 come coro da camera, con l'intento di studiare ed approfondire l'espressione vocale del ‘500 e del ‘600. Il nome dell'Ensemble, che significa “canto del mondo”, è tratto da un canone con testo di Goethe e ad esso si riallaccia per le implicazioni spirituali contenute, in sintonia con gli ambiti di studio e d'esecuzione volti alla musica sacra praticati dal gruppo. La struttura dell'organico, composta da 14 elementi, è adeguata alle forme della polifonia sacra dei secoli XVI e XVII; lo studio della vocalità è rigoroso e viene dato grande rilievo all'approfondimento filologico dei brani. L'Ensemble ha inoltre ampliato il proprio repertorio nell'ambito del canto sacro aprendosi alla monodia e alla prima polifonia dei secoli XII e XIII con l'esecuzione di canti di pellegrinaggio, accompagnati da copie di strumenti dell'epoca, ricostruendo in tal modo il mondo musicale medioevale attraverso varie forme e testimonianze. Data la specificità della ricerca del repertorio, l'Ensemble è chiamato ad esibirsi nell'ambito di prestigiose manifestazioni.

The Ensemble Weltgesang began its life in the spring of 1993 as a chamber choir, which held as its aim the study and analysis of vocal expression in the XVIth and XVIIth centuries. The name of the Ensemble, which means “song of the world” is taken from a canon with words by Goethe and also links back to the spiritual implications therein contained, in that it is in harmony with the places in which sacred music is practised and performed by the group. The group is made up of 14 performers, a number well-suited to the execution of poliphonic sacred music of the XVIth and XVIIth centuries; the vocal emission has been rigorously studied, and it is the result of a careful philological analysis of each piece. The Ensemble has also broadened its repertoire of sacred music to include monodic music and early poliphony from the XIIth and XIIIth centuries by performing the songs of pilgrimmage, accompanied by authentic period instruments, thus re-constructing the music world in medieval times in various forms and testimonials. Given the specificity of the repertoire, the Ensemble has been called to perform at many prestigious manifestations.




Registrato e prodotto da Giulio Cesare Ricci
Registrato a Chiesa di Santa Maria Assunta di Castelluccio, Porretta Terme (BO)
marzo '97 brani vocali e strumentali
maggio '97 brani a cappella

Copertina: Santo Cavaliere da San Cassiano di Controne - mostra "Scultura Lignea",
organizzata con il sostegno della Banca del Monte di Lucca

Attrezzatura:
microfoni a valvole: Neumann U 47 e U 49
preamplificatori microfonici: Nagra
registratori analogici: Nagra 4S
cavi di linea, digitali, microfonici e di alimentazione: Signoricci
I master analogici originali sono stati trasferiti direttamente da Nagra 4S a DSD

Progetto e direzione artistica: Roberta Cristoni

Si ringraziano: dott. Alessandra Fiori per le ricerche musicologiche,
Candidá Ferreira per la traduzione dal gallego,
Andrea Guidanti per le traduzioni dal latino,
Alison Bron per le traduzioni in inglese
Un ringraziamento particolare all’Associazione Culturale Ensemble Weltgesang di Porretta Terme (Bo)
ed al Parroco Don Giancarlo Mezzini per la gentile concessione della Chiesa.

© & Ⓟ 1997 Ⓟ 2001 giulio cesare ricci editore
fonè, livorno, italia
www.fone.it



English liner notes






“...non s’intende peregrino se non chi va verso la casa di San Jacopo o riede...”

Persino Dante, nella “Vita Nova”, ci spiega chiaramente, attraverso una esemplificazione della terminologia, che pellegrino per antonomasia è colui che va a Santiago de Compostela, luogo dove, nel IX secolo, fu rinvenuto il sepolcro dell’Apostolo Giacomo, grazie alla luce miracolosa di una stella (da cui Sant’Iago di Campus Stellæ). Divenuto nell’XI secolo sede di una bellissima cattedrale, Santiago è per tutto il Medioevo il punto d’arrivo del “Camino” e di tutta quella rete viaria che attraversò l’Europa in quei secoli e che prese il nome di Via Francigena. Molto è stato scritto sulle motivazioni dell’homo viator nel Medioevo, a cominciare da quelle spirituali, per finire a coloro che, fossero essi sbandati, girovaghi o fuggiaschi, nel pellegrinaggio si mascheravano. L’idea comunque del viaggio dell’anima verso una meta devozionale è la più presente nei documenti e nelle testimonianze dell’epoca, e fa sorgere subito una domanda: quali sono i motivi di tanta venerazione per San Giacomo? Primo fra gli Apostoli a subire il martirio, cugino di Gesù (come suo fratello Giovanni), la sua tomba “fue più lontana de la sua patria che d’alcuno altro apostolo” (Dante, Vita Nova). I miracoli a lui attribuiti e riportati nel Codex Calixtinus · (una specie di guida del pellegrino risalente al XII secolo e conservata nell’Archivio de la Catedral di Santiago) si riferiscono ad aiuti ricevuti in occasione di pericoli lungo il cammino, in viaggi per mare, o per aggressioni di nemici; senza contare l’aiuto del Santo alla Spagna nella Reconquista della propria terra dopo il dominio arabo, riscatto cristiano di cui San Giacomo divenne il simbolo. Questi furono probabilmente i principali fattori che contribuirono alla popolarità del Santo che, sentito così vicino dai fedeli, viene rappresentato nell’iconografia con gli stessi attributi dei pellegrini: il bordone (bastone), la conchiglia (cappa santa), la “pellegrina”, sorta di borraccia fatta con una zucca secca. La diffusione del suo culto e l’importanza del Camino di Santiago come peregrinatio maior si ritrova nella varietà di tematiche e nella quantità di riferimenti jacopei presenti nella produzione musicale sacra dei secoli XII e XIII. Seguendo questa traccia abbiamo immaginato il viaggio di un pellegrino che dall’Italia centrale parte per andare a Santiago, attraversando il nord Italia, parte della Francia e della Spagna.

Il viaggio musicale inizia con la visione della meta da raggiungere: Dum paterfamilias, inno di Santiago, ci trasporta prepotentemente nel mondo sonoro dei pellegrini che, il giorno di San Giacomo (25 luglio) partono dopo una breve liturgia degli Apostoli. Il cammino prosegue attraversando l’Italia, dove il Laudario Cortonese ci offre esempi di laudi duecentesche, fra cui Beneditti e laudati, brano in cui si parla proprio di San Giacomo. La Francia, in questo pellegrinaggio musicale, assume un ruolo particolare: dal punto di vista storico le scuole francesi sono la culla della polifonia, ed anche da recenti studi pare che il Codex Calixtinus · (o Jacobus) fosse in realtà di redazione francese, e francesi erano gli autori dei brani polifonici ivi presenti. Così, situando un brano come Cunctipotens genitor Deus in Francia, abbiamo anche voluto mostrarne la genesi facendolo precedere dal Kyrie IV (il cui tropo appunto è Cunctipotens genitor Deus) pensato con un andamento di quinte parallele e da un organum dello stesso tropo, risalente all’XI secolo. Arrivati in Spagna, ci accolgono le Cantigas de Sancta Maria (più di 400 composizioni raccolte da Alfonso X El Savio nel XIII secolo), tra cui Poys que dos Reys che narra del primo pellegrinaggio della storia cristiana: i Re magi e la stella che li guidò nel cammino; seguono poi alcuni inni monodici tratti dal Codex Calixtinus · che sono di chiara origine iberica. Il viaggio del pellegrino si conclude con il brano iniziale: con Dum paterfamilias si celebra festosamente il Santo, varie lingue si mescolano ed il grido: “Ultreya, Suseya” rimarrà nei secoli il simbolo del pellegrino compostellano.

Roberta Cristoni






“...non s’intende peregrino se non chi va verso la casa di San Jacopo o riede...”
(he be no pilgrim if not he who visits or returns from the house of St. Jacob...)

It is Dante himself, in his “Vita Nova”, who demonstrates in the above words that the pilgrim par excellence is in fact he who travels to Santiago de Compostela, the place in which during the IXth century the tomb of the Apostle St. James was revealed thanks to the miraculous apparition of a star, (hence the name Sant’Iago di Campus Stellæ - Iago, James and Jacob being interchangeable versions of the same name). Thus in the IXth century Santiago became the home of a splendid Cathedral, and a destination point throughout the Middle Ages for the many pilgrims all over Europe whose “Camino” that is to say, path, took them across that network of routes which was the known as the Via Francigena, so called in that it passed through France (often originating in Canterbury) to Rome in Italy. A great deal has been written about the motives of l’homo viator in the Middle Ages, from those whose reasons were purely spiritual, to those who were rootless, travellers, or fugitives, who could hide disguised as pilgrims. The idea of a devoted soul’s journey toward a spiritual destination remains, however, the most well documented of all given the many testimonials written during that period, and it immediately begs the question: why is such veneration reserved for St. James? First martyr among the Apostles, cousin of Jesus’ (as was his brother John), his tomb, as Dante states in his “Vita Nova”, “fue più lontana de la sua patria che d’alcuno altro apostolo” (“lay further from his country of origin than that of any other Apostle”). There are miracles attributed to him in the “Codex Calixtinus” (this is a type of guide written for pilgrims, dating back to the XIIth century which is kept in the Cathedral Archives at Santiago). These miracles refer to the help which came to the rescue of various pilgrims during their perilous journeys by sea or on foot, and also when attacked by enemies. In addition, there is also the help given by the Saint to Spain as it won back (in the Reconquista) its own land which at the time had been under Arab domain; a Christian victory of which St. James was to become the symbol. These were probably the main reasons for such popularity in a Saint who was felt to be so close to his followers, that we can find him represented in various iconography with the same features as his pilgrims: the staff (walking stick), the cappa santa (a razor shaped sea shell) and the pellegrina (literally the pilgrim lady), which was as sort of water flask made from a dried out gourd. The diffusion of his cult and the importance which the Camino de Santiago came to have as “peregrinatio maior” (pilgrimage of major import), are borne out in the themes and Jacobean references which are to be found in the sacred music of the XIIth and XIIIth centuries. Following this path we have tried to imagine the journey of a pilgrim who sets off from central Italy and heads towards Santiago, travelling across northern Italy, through France and into Spain.

Our musical journey begins with a vision of the destination to be reached: Dum Paterfamilias, hymn to Santiago, takes us forcefully back to the sounds of the pilgrims who, on St. James’ Day (July 25th), leave after a brief liturgy to the Apostles. The journey continues through Italy, where the Laudario Cortonese offers examples of laude from the XIIIth century, such as Beneditti e Laudati which talks about St. James himself. France in this musical pilgrimage comes to take on a special role: from a historical point of view the French schools of music represent the cradle of polyphony, even the most recent research into the Codex Calixtinus · (or Jacobus) seem to suggest that it may have been compiled by the French, and that French authors wrote the polyphonic pieces which can be found there. In this way, by placing a pieces such as Cunctipotens genitor Deus in France we hope to demonstrate its genesis by placing it before the Kyrie IV (whose trope is of course Cunctipotens genitor Deus) which is based on a motion of parallel fifths, and from an organum of the same trope, which originates in the XIth century. Moving on into Spain, the Cantigas de Santa Maria, (a collection of over 400 compositions gathered together by Alfonso Xth, El Savio in the XIIIth century) greet us, including Poys que dos Reys which tells of the first pilgrimage in the history of Christianity: the three Kings and the star which guided them along their path; this is followed by some monodic hymns of clear Iberian origin which are taken from the Codex Calixtinus. The pilgrims voyage ends with the opening piece: with Dum Paterfamilias, which festively celebrates the Saint, various languages mix together and the shout of “Ultreya, Suseya” will remain for centuries the symbol of the pilgrim of Compostela.

trad. Alison Bron





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